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Basta buonismi!
Intervento in Gran Consiglio (TI) 18 settembre 2019 
Dibattito sul Consuntivo del Dipartimento Finanze e economia
 
Basta buonismi e basta demonizzare il capitalismo
 
La prendo un po’ alla larga. Dalla rivoluzione industriale ad oggi, chi ha scatenato più guerre ? Chi ha affamato i propri cittadini? Chi ha prodotto più posti di lavoro e distribuito più salari?  Chi ha strappato dalla povertà milioni e milioni di esseri umani ? Gli Stati, i Governi e le loro ideologie oppure le Aziende i Consigli di amministrazione e il commercio? Frédéric Bastiat, vissuto tra la rivoluzione francese e quella industriale, ci aveva messo in guardia con largo anticipo: “se sui confini non passano le merci passano i cannoni”. Il mercato e il commercio sono le forme umane di organizzazione che spontaneamente dal basso, non per filantropia ma per interesse, di gran lunga producono più pace e benessere che qualsiasi altro sistema organizzato dall’alto. Affinché ciò possa prodursi e continuare a realizzarsi c’è una condizione unica non negoziabile: salvare le aziende dalla demolizione politica. 
 
Dobbiamo tornare a insegnare, spiegare l’essenziale (nemmeno nei grandi atenei non lo fano più!). L’azienda esiste e agisce solo e soltanto per tre scopi: primo, soddisfare i bisogni materiali dei consumatori; secondo,  produrre profitto per i proprietari e terzo, distribuire salari a chi merita. Il primo scopo è il modo più evoluto per mantenere la pace tra chi ha e chi vuole avare; il secondo è il modo più evoluto per premiare chi rischia e investe; ma anche per far partecipi milioni di cittadini tramite fisco e ridistribuzione; il terzo è il modo più dignitoso per valorizzare il lavoro umano.  L’azienda è il motore del nostro sviluppo. L’errore più colossale che stiamo facendo è quello di mungerla tramite tasse e balzelli e di  imporle per Legge una serie di ruoli e di obblighi che non c’entrano nulla con il suo ruolo naturale e i suoi tre scopi fondamentali. Il Ticino non fa eccezione. Dall’azienda si pretende ormai che si occupi dei neonati fino all’età scolastica (asili nido), che faccia ore di servizi sociali (ente caritativo), che trasporti lavoratori e famigliari (agenzia ambientale), che assuma solo laureati e ingegneri (casta elitaria), che paghi salari senza relazione con ciò che fa (ente filantropico), che assuma chi non ha bisogno (agenzia di collocamento), che sia innovativa per decreto (club statalista esclusivo), che non faccia differenze di merito o altre (cellula comunista). Mi fermo, ma basta dire che l’invasione dello statalismo è visibilissima:  i “bilanci sociali” di molte aziende, per piacere alla gente che piace, sono ormai più spessi e importanti dei tradizionali bilanci economici. 
 
Purtroppo nella logica del politically correct ci sono cascate anche le varie organizzazioni padronali. Pia e pessima illusione. Il miglior rilancio economico non sono buonismi e condizioni quadro astratte, comunque sempre e solo invenzioni artificiali di stampo statalista, ma più semplicemente permettere alle aziende di fare le aziende. Basta e avanza. Più che di politiche economiche si dovrebbe tornare a parlare e conoscere i meccanismi aziendali e le motivazioni che muovono imprenditori e manager, lavoratori e consumatori. Allora si scoprirebbe un mondo affascinante che dallo Stato ha solo bisogno una cosa: essere lasciato in pace. Ricorre quest’anno il decimo anniversario della morte di Peter Drucker, morì a 96 anni e passò la vita a studiare le aziende e il loro DNA. Un genio, professore, un guru dell’economia aziendale. I suoi scritti della metà del 1900 sono più che mai attuali: “Non c'è niente di così inutile e di così inefficiente quanto fare in modo efficiente ciò che non andrebbe proprio fatto del tutto.”Vale anche per la politica e lo Stato. 
 
Sergio Morisoli capo gruppo UDC


Pubblicato il 18.09.2019 15:19

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