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Ma «la scuola che verrà» non è solo un esperimento!
La scuola che verrà (SCV) andrà al voto in settembre. Un tema molto carico di fatti, di tecnicismi, e inutile far finta anche di politica e di elettoralismo. Senza il rapporto di minoranza di UDC AL e Lega bocciato in Gran Consiglio, Bertoli e gli esperti del DECS starebbero già organizzando le classi e i docenti per la sperimentazione che sarebbe dovuta partire in settembre.

Senza il rapporto di minoranza contro il credito di 6,7 milioni di franchi per la sperimentazione della SCV; UDC, AL e Lega non avrebbero promosso la raccolta firme del referendum e 9'414 cittadini non avrebbero potuto sottoscrivere il referendum per chiamare il popolo ad esprimersi. Inutile dire che se non c’era questa decisa opposizione, della SCV non ne avremmo più sentito parlare per tre anni, e come si dice in dialetto “se la va la ghà i gamb…”.

La scuola dell’obbligo dopo 40 anni dall’ultima riforma e a 17 anni dal voto sulle scuole private, necessita e merita una revisione. Ma non quella della SCV che invece è una rivoluzione sbagliata nella forma e pericolosa nei contenuti. Grazie al referendum ora tutti possono sapere alcuni fatti concreti e non opinioni, eccone alcuni. Il budget del DECS era di 600.2 milioni nel 2001 ed ha raggiunto i 914.3 milioni nel 2015, una crescita di 314.1 milioni pari al 52.3%, i soldi per la scuola dell’obbligo erano 219.9 milioni nel 2001 e sono saliti a 262.5 milioni nel 2015, crescita del 19.4%. Se la scuola dell’obbligo era ed è così fondamentale, perché le sono stati dedicati in 15 anni solo il 13.5 % cioè 42.6 mio dell’aumento del budget totale del DECS? Nonostante i proclami del dopo 2001 del fronte radicosocialista che aveva vinto, come si spiega e dove sono finiti 271.5 mio di aumento su 314?

86% dei docenti non hanno risposto

I soldi ci sono sempre stati ma chi ha diretto e dirige il DECS ha preferito destinarli ad altro. Non sono i referendisti che fanno perdere tempo e soldi. La SCV è stata messa in consultazione. Per gli addetti ai lavori cioè i docenti e i direttori del DECS dei diversi ordini scolastici, c’è stato un invito a esprimersi due volte on line. La prima su 34 domande è andata a vuoto. La seconda su 103 domande l’86% non ha risposto, e l’89% dei pochi che hanno risposto hanno detto di non volere la sperimentazione della SCV nella propria sede. Delle 35 sedi di scuola media solo 10 collegi hanno risposto alla consultazione.

Se l’86% degli addetti ai lavori non risponde ci sarà un perché? Se chi ha risposto a travolgente maggioranza dice non volere la SCV da loro, qualcosa che non va ci sarà pure. I partiti come altri enti hanno risposto alla consultazione. Il PLR smonta in 20 pagine il progetto della SCV abbozzando soluzioni alternative, e l’OCST Docenti in 15 pagine fa altrettanto avanzando altre possibilità di intervento. Sono due pareri assolutamente validi e di sostanza che non sono stati tenuti minimamente in considerazione da parte di chi vuole la SCV e di chi l’ha votata. Non sono i referendisti che sono superficiali.

I risultati delle consultazioni sono stati trasmessi alla Commissione scolastica prima delle vacanze estive dello scorso anno affinché potessero essere analizzati, prima di proseguire con la SCV. Invece, poche settimane dopo, luglio, il Governo manda in Commissione il Messaggio per sperimentare la SCV facendo poi pressing affinché il tutto potesse scattare entro settembre 2018. La Commissione non si occupa delle consultazioni, né dei progetti alternativi sul suo tavolo e si butta a capofitto sulla sperimentazione.

PLR e PPD saltano sul carro di Bertoli

A due sedute prima del voto sul Messaggio per la sperimentazione SCV, in commissione ci sono 4 rapporti: quello favorevole di PS e Verdi, e tre singoli rapporti contrari, quello del PLR, quello del PPD e quello UDC AL Lega. Poi PLR e PPD saltano sul carro di Bertoli e firmano a favore della sperimentazione della SCV.

E’ peccato che il PLR che ha un apparato di docenti, di direttori e di funzionari dirigenti nel DECS e una tradizione lunghissima, un know how notevole di scuola pubblica statale e non socialista, si sia inchinato alla volontà di Bertoli. E’ difficilmente giustificabile che un partito come il PPD pure presente massicciamente nella scuola, e nonostante abbia un’enorme capacità di dibattito interno grazie all’OCST docenti, anch’esso si sia inchinato dando questo sostegno contro natura. 

Non sono i referendisti che hanno cambiato opinione all’ultimo momento. La sperimentazione di fatto è già l’implementazione della fase 1 della SCV. La prova che non si tratta solo di una sperimentazione la danno nero su bianco lo stesso Governo e il DECS ecco la Cit. della lettera di Risposta del CdS alla Commissione scolastica lo scorso 4 gennaio 2018 alla Commissione scolastica pag. 2.

“Se è ben evidente che la sperimentazione di una riforma scolastica non equivale ad una decisione di attuazione, è altrettanto chiaro che il suo sbocco naturale è poi il processo di generalizzazione della riforma sperimentata. Non avrebbe infatti alcun senso sperimentare una riforma in astratto, solo per ottenere dei risultati scientifici da poi non utilizzare nella pratica.”

Quella che viene chiamata sperimentazione di fatto, per come è costruita, è invece l’inizio della SCV, è la sua implementazione. Dopo i 3 anni di sperimentazione sarà impossibile, o molto difficile, trovare altre vie e non procedere con l’intero progetto della SCV: la sperimentazione è fatta per confermarlo! La sperimentazione non va fatta perché inutile, autoreferenziale, costosa e non tiene conto di altre visioni, tant’è che paragona solo la scuola attuale alle classi sperimentali invece di condurre, se proprio occorresse sperimentare, un esercizio con alcune varianti.

Finta sperimentazione e piatto di lenticchie

Per un vero confronto bisognerebbe dotare altrettanti istituti di 6,7 milioni e chiedergli di fare del loro meglio con il modello attuale liberandoli da vincoli burocratici. A cosa serve mettere sottosopra 4 sedi di SM (Acquarossa, Biasca, Tesserete, Caslano) su 36 e 3 elementari (Cadenazzo, Caslano, Paradiso) per niente? Non vogliamo molte cose: un esperimento che è una via senza ritorno e un risultato già predefinito dal DECS; esperimenti senza criteri e obiettivi misurabili annunciati prima; esperimenti che escludono temi importanti emersi dalle consultazioni che da anni sollevano i genitori, i docenti e i partiti.

Il finto esperimento del DECS consiste in 20 punti su 26 della SCV originale, di fatto è già l’implementazione della SCV. Quello che viene definito il modello PLR è una bufala e un contentino (piatto di lenticchie). Chi ha votato in GC  per la SCV e i partiti che la sostengono è d’accordo su 19 punti su 20 di Bertoli, di alternative al modello Bertoli non ce ne sono in votazione. Il disaccordo del PLR è unicamente su un punto: quello di opporsi all’abolizione dei livelli, come vorrebbe Bertoli, per introdurli invece in tutte le materie.


Non sono i referendisti a promuovere l’ideologia di sinistra: quella dell’inclusivismo e dell’egualitarismo collettivo ad ogni prezzo anziché  dello sforzo, del merito e dell’impegno personale; quella della parità di arrivo per tutti invece della parità di partenza; quella dell’abbassamento del livello generale delle competenze invece della incentivazione delle eccellenze; quella del privilegiare le competenze sociali anziché le competenze scolastiche; quella della democratizzazione delle note e dei giudizi anziché della valutazione selettiva e oggettiva delle capacità; quella di percorsi à la carte e soggettivi invece di percorsi con obiettivi e traguardi fissi oggettivi; quella del mito della scuola unica, centralistica, dirigistica dipartimentale anziché l’autonomia degli istituti e delle direzioni; quella del docente marginalizzato e sottomesso agli esperti, agli specialisti e alla burocrazia invece del docente al centro del processo educativo; quella di spezzettare le materie e aggiungendo docenti per materia creando il caos organizzativo anziché facilitare l’orientamento dell’allievo su alcuni pochi punti di riferimento ma solidi; quella della scuola ingabbiata nei sistemi psico pedagogici autoreferenziali anziché della scuola relazionata con la realtà esterna; quella di imporre astrattamente modelli già falliti e dismessi altrove invece di correggere solo il necessario di ciò che già conosciamo; quella di essere pionieri progressisti sulla pelle degli altri invece di considerare che allievi, famiglie e docenti non sono cavie al servizio del DECS. 

Si potrebbe continuare, nulla di inventato ma tutto sta scritto con lucida esposizione e in un abile detto e non detto nel primo documento della Scuola che verrà, nel secondo e infine nel Messaggio per la sperimentazione della SCV. Basterebbe un po’ di lavoro nello studio del linguaggio impiegato per smascherare il filo rosso (in senso stretto) delle basi scritte. Documenti reperibili sul sito del DECS, e documenti che mi auguro docenti e esperti contrari alla riforma, e che hanno le competenze che io non ho, possano leggere e smontare tecnicamente pubblicamente durante questa campagna.  Mentre i partiti, prima contrari, hanno voltato la faccia dall’altra parte salendo sul carro di Bertoli sperando di portare a casa qualche contraffare dopo il voto.

Ma si sbagliano di grosso a portare acqua al suo mulino: se vince davanti al popolo non lo fermeranno mai più, nonostante le loro “modifiche” fatte con pinzette e le limette per le unghie; i loro sofismi, i loro tentativi per dissimulare che si sono fatti infilare e che illusi stanno facendoci credere che fra tre anni un’inversione di corsa sia possibile.
 
Evitiamo di creare inutili confusioni ai docenti e alle sedi scolastiche, di provocare inutili ansie e smarrimenti alle famiglie e agli allievi per un esperimento che tale non è. Votando NO, non si dice no alla riforma della scuola ticinese. Si dice no a questo progetto e si fa in modo che il dossier torni al DECS obbligandolo a ripresentare una proposta nuova. Una proposta diversa e corretta che consideri finalmente le pertinenti osservazioni e le convincenti critiche che docenti, genitori, allievi, datori di lavoro da anni esprimono e che le consultazioni hanno così ben messo in mostra. Una proposta condivisa nel merito, nello sviluppo e nell’attuazione della riforma, e non solo su alcuni dettagli insignificanti di facciata elettorale come finora fatto.

Sergio Morisoli, relatore di minoranza e capo gruppo La Destra

 
 


Pubblicato il 31.07.2018 09:28

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