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UDC e AL hanno presentato il 4 maggio 2018 un pacchetto di riforma fiscale con ben 11 misure
La collaborazione tra UDC e AreaLiberale, iniziata con l’alleanza elettorale del 2015, ha prodotto un’ulteriore importante proposta. Venerdì 4 maggio 2018, a soli 5 giorni dal voto di misura sulla riforma fiscale cantonale, i presidenti dei due partiti Piero Marchesi e Sergio Morisoli, insieme al capogruppo Gabriele Pinoja, al primo firmatario Paolo Pamini e al consigliere nazionale Marco Chiesa hanno presentato un’ampia proposta di riforma fiscale. L’uscita poco dopo il voto popolare vuole dimostrare alle e ai contribuenti ticinesi che UDC e AL stavano lavorando da tempo a queste importanti proposte, dedicate soprattutto al ceto medio ticinese dimenticato dalla riforma cantonale che la sinistra massimalista stava quasi per affondare.
La riforma si compone di ben 11 misure sotto forma di iniziative parlamentari elaborate. Per i non addetti ai lavori, ciò significa che UDC e AL hanno scritto in ben 11 casi una formulazione alternativa degli articoli della Legge tributaria ticinese, tutti pronti all’uso. I politici che commentando il voto di domenica 29 aprile sostenevano la necessità di fare presto qualcosa per il ceto medio o per i proprietari di casa, dimenticati dalla riforma appena approvata, sono ora serviti e non hanno che da votare le nostre proposte, o proporre a loro volta degli emendamenti concreti che possiamo con piacere dibattere. Mettere mano al testo di legge è un lavoro da certosini che costa ore di approfondimento, ma ha un altro vantaggio. Se il primo firmatario non ritira le iniziative elaborate, ogni proposta andrà obbligatoriamente votata dal Parlamento, indipendentemente da cosa decide o consiglia di fare il Governo. Così sarà possibile sapere chi difende i contribuenti a parole, e chi con i fatti.
Con la riforma fiscale “Prima noi, i contribuenti”, UDC e AL si distinguono ancora una volta per produrre proposte concrete su uno dei temi di massima priorità del Cantone. In primavera, UDC, AL e molti leghisti hanno sbarrato con successo la strada alla Scuola che verrà di Manuele Bertoli, obbligando il voto popolare in settembre. Quasi due anni fa Morisoli e Pamini hanno depositato un’iniziativa elaborata che va a toccare ben 35 articoli della Legge sulla scuola, anche qui offrendo una concreta alternativa su cui si potrebbe da subito lavorare, se qualcuno volesse farlo. L’anno scorso, UDC, AL, Lega e vari esponenti della destra ticinese hanno lanciato con successo l’iniziativa popolare per il Referendum finanziario obbligatorio. In altre parole, stiamo arrivando nei mesi finali di legislatura e possiamo dire con soddisfazione di aver fatto i compiti e di aver piazzato alcune pedine su temi cantonali fondamentali per i prossimi 20-30 anni.
Cosa propone la riforma fiscale del 4 maggio? Le misure principali mirano a difendere il ceto medio, a partire da quello medio-basso (coppie con imponibili tra 40 e 76 mila franchi e single con imponibili tra i 35 e i 50 mila franchi) al quale si propone di tagliare del 10% le imposte cantonali e comunali sul reddito. Per il ceto medio-alto si propone inoltre di ridurre l’aliquota massima sul reddito (oggi oltre il 15%) all’11%, scendendo a passetti dello 0.5% nell’arco di 8 anni per permettere di adattare le finanze cantonali e di promuovere il territorio. A regime nel 2026, anche i Comuni ticinesi con moltiplicatore al 100% sarebbero più concorrenziali dei migliori Comuni zurighesi, pertanto il Ticino potrebbe diventare la Florida della Svizzera e qualche svizzero tedesco decidere di spostare la residenza primaria qui da noi. Parlando di immobili, proponiamo di riprendere uno a uno nella Legge tributaria ticinese il testo di quella grigionese, che per i casi di rigore permette di limitare il valore locativo. Si pensi per esempio ad una coppia di pensionati che vive in casa propria, ha fatto sacrifici per rimborsare tutta l’ipoteca, magari svuotando il secondo pilastro, e si ritrova strozzata dalle imposte causate dal valore locativo. Altre misure riguardano la tassazione ridotta degli indipendenti al momento della cessazione dell’attività, una misura per andare incontro ai nostri artigiani ticinesi già sufficientemente sotto pressione. Proponiamo di porre fine all’accanimento fiscale e che anche il Cantone li tassi in modo privilegiato… come già fa da 10 anni l’imposta federale diretta. Per le società, chiediamo al Governo di fare uno sforzo in più riducendo l’aliquota sull’utile dall’attuale 9% al 5% anziché al preannunciato 6%, così da essere davvero competitivi con gli altri Cantoni e creare posti di lavoro a valore aggiunto, che sono quelli che generano utile. Oltre ad altre proposte di natura tecnica senza particolare impatto sul gettito, concludiamo menzionandone ancora due. Proponiamo di aumentare dal 20% al 50% la soglia massima di deducibilità fiscale delle liberalità ad enti benefici, così da stimolare la vera solidarietà anziché la socialità fatta coi soldi altrui. Infine, mettiamo formalmente in pista una proposta che il Governo ha finora solo menzionato: permettere ai Comuni di fissare separatamente un moltiplicatore per le persone fisiche e uno per quelle giuridiche. I vantaggi, al di là di una spinta alla concorrenza fiscale? I Comuni periferici di montagna potrebbero abbassare la tassazione delle imprese nella speranza di attirarne qualcuna. Quelli delle zone industriali potrebbero invece indennizzare i cittadini tartassati dal traffico riducendo loro le imposte. E Lugano potrebbe contrastare l’esodo di aziende abbassando le imposte societarie.
Le 11 misure, coerenti tra loro ma una indipendente dall’altra, molte delle quali firmate anche da deputati di Lega, PPD, PLR e persino qualche verde, finiscono ora in Commissione tributaria e al più tardi l’anno prossimo sui banchi del Gran Consiglio.
 
Paolo Pamini
Granconsigliere, membro della Commissione tributaria, primo firmatario del pacchetto fiscale di UDC-AL

articolo apparso su "Il Paese" del 18 maggio 2018




Pubblicato il 19.05.2018 09:04

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