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Chi finanzia lo Stato moderno?

La democrazia semi-diretta svizzera ha l’enorme pregio di obbligare i cittadini a farsi un’opinione su determinati temi, al di là del susseguente risultato del voto. Per esempio, il referendum cantonale sul progetto ticinese la Scuola che verrà (no-smantellamento-scuola.ch) mira a portare tra la popolazione un dibattito che finora non c’è stato. Un altro esempio recente è stata l’iniziativa No Billag. Siamo l’unico Paese al mondo con la fortuna di doverci esprimere regolarmente su temi politici. L’iniziativa federale Moneta intera, in votazione in giugno, ci obbliga a riflettere sul sistema monetario moderno. La spina dorsale della spesa statale moderna, ma non uno dei temi più semplici.

Ralph Raico, uno storico libertario statunitense, allievo del Ludwig von Mises fuggito negli USA dal nazismo, era solito ricordare che lo Stato moderno rappresenta una forzatura ideologica della pacifica convivenza sociale. Pertanto, bisogna continuamente convincere la popolazione della necessità dello Stato (in particolare del dispendioso Stato sociale e della cultura degli aiuti sociali acquisiti per diritto anziché per solidarietà caritatevole nei confronti dei bisognosi), bisogna impedire rivolte di cittadini che capiscono di perdere la propria libertà e averi, e bisogna finanziare in modo il più celato possibile questa immensa e costosa macchina dei sogni. Secondo Raico, le tre colonne portanti dello statalismo del ’900 sono pertanto la scuola di Stato, la proibizione delle armi e la regolazione dell'emissione di moneta. Ancora circa 150 anni fa, nei Paesi occidentali la scuola non era così sotto il controllo statale, il libero porto d’armi generalizzato, e le monete per lo più definite come una quantità fissa di oro.

Se ai moderni Stati sociali fosse impedito il perenne indebitamento, a fronte di un prelievo fiscale confiscatorio salterebbe agli occhi di tutti che qualcosa davvero non va nei sogni vendutici dalla politica. Si ricordi per esempio che nel complesso il rapporto tra prelievo fiscale e parafiscale totale e prodotto interno lordo supera già oggi il 50% nella maggior parte dei Paesi occidentali. Per evitare una parte del salasso fiscale, il trucco da 100 anni è stato il continuo indebitamento della mano pubblica, a partire dal finanziamento delle spese militari della Grande Guerra. Una cosa che nessun privato può sistematicamente e durevolmente permettersi di fare. Chi sono i finanziatori? Non solo i risparmiatori, ma in particolare il sistema bancario a sua volta finanziato presso la banca centrale, oggi con la bacchetta magica capace di creare denaro dal nulla. Tuttavia, poiché viviamo ancora in un mondo di scarsità reale e i sogni restano tali, qualcuno deve impoverirsi a fronte della spesa statale crescente, anche se finanziata con il debito pubblico. La risposta sta nella storica perdita del potere d’acquisto di ogni singolo franco, euro, dollaro, lira. Se consideriamo un marengo, dal valore facciale di 20 franchi e dal corso di oltre 200, ci accorgiamo che anche il “solido” franco svizzero ha perso oltre il 90% del suo potere d’acquisto (nominale) in questi decenni.

 Non parliamo della lira italiana, che ancora nel 1914 per definizione valeva come un franco svizzero, un franco francese, un franco belga e una dracma greca (Unione monetaria latina). Il potere d'acquisto non viene distrutto solo dall'aumento dei prezzi, ma anche dalla riduzione della qualità dei beni e servizi a parità di prezzo. Si pensi solo ai self-service alla pompa di benzina, in stazione o all'aeroporto rispetto all'assistenza che si riceveva 30 anni fa. Oppure alla costante pressione sui salari, che fa sì che oggi senza doppio reddito molte famiglie non campino più.

L’iniziativa moneta intera ha molti aspetti criticabili, in primis la statalizzazione dell'intero sistema finanziario, ma pure l’immenso pregio di parlare più a fondo di queste cose nelle prossime settimane.

(Paolo Pamini, ETHZ e Istituto Liberale)

 


Pubblicato il 04.05.2018 13:44

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