Articoli
Sulla scuola si esprimano i cittadini
L’OPINIONE Alberto Siccardi*

Sulla scuola che verrà si esprimano i cittadini

La quarta pagina del «Corriere del Ticino» del 18 marzo porta due articoli che possono essere considerati le due metà della stessa mela: uno del prof. Gerardo Rigozzi, che invita il popolo ticinese ad esprimersi sulla riforma «La scuola che verrà»; l’altro di Morena Ferrari Gamba, che invita a non picconare le decisioni del Consiglio di Stato, visto che viviamo in un Paese che tutti ci invidiano per quanto è ben governato. Viene subito da rispondere, senza entrare in materia sulla scuola, che è vero che siamo ben governati, ma anche perché il Popolo, quando occorre, si esprime sulle decisioni grandi e meno grandi, inducendo pure i governanti a cambiare direzione.

Tocqueville era del parere che la democrazia fosse il potere gestito da un popolo informato. Noi gli rispondiamo: «Grazie tante, caro Tocqueville», ma informare a volte non è facile. Purtroppo sappiamo che nel passato e ancora oggi in tanti Paesi del mondo (ad eccezione della Svizzera) il Popolo non ha neppure il diritto di votare; e se lo fa, vota senza essere informato sulla base di emozioni ispirategli dai politici al potere e su promesse che vengono spesso disattese.

Tornando ai due articoli menzionati, quello del prof. Gerardo Rigozzi lamenta che il DECS abbia partorito senza alcun dibattito pubblico «un modello inclusivo assoluto», ponendo un cappello ideologico sulla riforma: «La scuola deve essere equa e inclusiva al di sopra delle modalità educative». La mancanza di un dibattito pubblico sulla riforma ha ora scatenato un referendum, che vuole creare soltanto un dibattito pubblico sulla scuola. Se il referendum avrà successo, durante la campagna successiva di voto la gente potrà essere adeguatamente informata e optare per una scuola egualitarista o una scuola che sviluppi le intelligenze di ognuno.

I responsabili del DECS hanno fatto tutto da soli, mentre l’86% degli oltre 5000 addetti scolastici, insegnanti e impiegati, non hanno nemmeno risposto alla richiesta di un loro parere sulla riforma (prevale di certo anche la paura di esprimersi). Inoltre l’80% di quelli che hanno risposto hanno detto di non gradire che la sperimentazione avvenga nella loro sede. Questo vorrà pur dire qualcosa! Già di per sé questo distacco fra DECS e docenti dovrebbe allarmare i cittadini; i quali dovrebbero preoccuparsi di fronte alla volontà dipartimentale di effettuare un cambio così drastico della finalità della scuola, che nel nome dell’inclusione e dell’equità tende a promuovere tutti gli allievi, indipendentemente dai loro meriti. Con una scuola media uguale per tutti, senza distinzione di livelli di apprendimento, sarà difficile avere un’alta percentuale di ragazzi ticinesi con una formazione adeguata per affrontare le sfide della società attuale e per raggiungere gli obiettivi che si propongono nella vita.

La Svizzera è nota per essere un Paese scientificamente e professionalmente ai massimi livelli, detiene il maggior numero di brevetti per abitante, più degli Stati Uniti. Vogliamo perdere questo vantaggio competitivo internazionale? Giustamente il prof. Rigozzi auspica che si mantenga una differenziazione nel secondo biennio della media, sia pure in forme diverse da quelle attuali, e che si consenta la possibilità di recupero da parte degli allievi volonterosi, anche perché non tutti hanno gli stessi ritmi di apprendimento. L’altro articolo da me citato, che invita a non paralizzare lo Stato con un eccesso di democrazia diretta, se rapportato alla scuola risulta fuorviante, in quanto non è ammissibile far passare di soppiatto una riforma così importante e radicalmente rivoluzionaria (la scuola uguale per tutti) senza l’avallo della popolazione. Anche per la civica e l’educazione alla cittadinanza si era tentato di aggirare la cittadinanza e abbiamo visto come è andata a finire. Ecco perché in questo momento i ticinesi, firmando il referendum, avranno l’opportunità di esercitare appieno il loro di diritto di bloccare una sperimentazione poco chiara ed eccessivamente costosa, creata appositamente per ottenere il risultato voluto dal DECS. Firmandolo, i cittadini avranno l’opportunità di dire chiaramente che scuola vogliono per i loro figli.

* imprenditore

 


Pubblicato il 12.04.2018 13:56

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