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Referendum finanziario obbligatorio GdP 22.3.2017
Martedì prossimo 28 marzo verrà lanciata la campagna di raccolta firme per introdurre anche in Ticino il Referendum finanziario obbligatorio (RFO). Si tratta di una misura importantissima per chiunque abbia a cuore delle finanze sane dello Stato e soprattutto il controllo dei cittadini sulla spesa pubblica. Non a caso il Comitato d’iniziativa è composto da politici di tutti i partiti tranne socialisti e comunisti, a dimostrazione di quanto potrebbe essere ampio il consenso e di chi abbia capito chi ne farebbe le spese (ossia la sinistra spendacciona).
Se introdotto, spese cantonali ricorrenti o investimenti superiori ad una determinata soglia andrebbero obbligatoriamente posti in votazione popolare, esattamente come succede quando si modifica la Costituzione cantonale o federale oppure quando la Confederazione conclude accordi internazionali. Trattandosi della proposta di un nuovo articolo della Costituzione cantonale, entro il 29 maggio andranno raccolte 10'000 firme e poi i cittadini ticinesi si dovranno esprimere alle urne sul principio. Proprio perché si vuole qui dibattere il principio, la soglia massima di spesa non è stata precisata e verrà definita in seguito nella legge cantonale di applicazione.
Il Referendum finanziario obbligatorio, sostenuto da politici ticinesi di (in ordine di come sediamo in Gran Consiglio) AreaLiberale, UDC, Lega, PPD, PLR e Verdi compreso chi scrive non è una nostra invenzione. Ben 15 su 26 Cantoni lo conoscono da tempo. Le soglie di spesa oltre le quali scatta automaticamente la votazione popolare variano parecchio, e per dare un’idea si va da un milione di franchi di spesa unica in UR, GL e AI ai 25 milioni di franchi a LU. Alcuni Cantoni prevedono delle soglie relative, per esempio l’1% delle spese cantonali a FR oppure il 5% delle entrate cantonali in JU. In Ticino, spese cantonali uniche superiori al milione di franchi e ricorrenti superiori a 250 mila franchi per almeno quattro anni sono referendabili (facoltativamente) raccogliendo 7'000 firme in 45 giorni, in linea con i termini di referendum popolare cantonale contro le leggi. Si ricordi che nel confronto intercantonale il Ticino è uno dei Cantoni meno democratici e che in genere andrebbe diminuito il numero di firme necessarie ed allungati i tempi di raccolta. Infatti, malgrado l’aumento della popolazione, il voto per corrispondenza ha ormai reso molto difficile il lancio di iniziative popolari o di referenda. In ogni caso, se già oggi i cittadini possono reclamare contro spese cantonali che superano il milione di franchi (come fecero contro il credito ad Expo 2015), verosimilmente la soglia concreta del referendum obbligatorio sarebbe superiore al milione di franchi.
Come documentato sul sito dell’iniziativa (www.referendumfinanziario.ch), il RFO non è pensato tanto per andare a votare in continuazione, bensì per indurre la burocrazia e la politica a valutare bene se proporre una determinata spesa e correre il rischio di una bocciatura popolare. Per esempio, è davvero necessario costruire le rotonde stradali con dentro dei giardini botanici o si potrebbe esser più risparmiosi? Inoltre, come tradizione nella democrazia semidiretta svizzera, l’approvazione o la bocciatura democratica di determinate proposte (comprese quelle di spesa) sono un importante barometro delle opinioni dei cittadini. Anziché rappresentare dei voti di fiducia o sfiducia ai politici, come in altri Stati, gli esiti delle votazioni permettono alla politica di orientare meglio le proprie azioni alle sensibilità dei cittadini. Il RFO non è pertanto solo il giusto e necessario contraltare all’aumento automatico delle imposte cantonali inserito con il moltiplicatore cantonale d’imposta (venduto come freno all’indebitamento), ma funge pure da guida alla politica su dove siano le priorità dei cittadini.
 
Paolo Pamini
AreaLiberale e Istituto Liberale


Pubblicato il 22.03.2017 17:38

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