Atti parlamentari
Esercizio dei diritti democratici diretti - Interpellanza
Interpellanza del 7 febbraio 2017
La situazione
In base a un confronto sul piano nazionale il Ticino è il Cantone che nel complesso pone i limiti più difficili per l’esercizio dei diritti popolari a livello cantonale, sia per il numero delle firme richieste per la riuscita di iniziative e referendum in rapporto al numero dei cittadini, sia per il tempo a disposizione per la raccolta.
Come se ciò non bastasse, le difficoltà per i cittadini desiderosi di esercitare questi loro diritti sono notevolmente aumentate a partire dal 2005 a seguito dell’introduzione del voto per corrispondenza per tutti i tipi di votazione (a livello federale, cantonale e comunale) e per le elezioni federali, e peggioreranno sensibilmente in futuro a seguito della decisione adottata dal Gran Consiglio il 15 aprile 2013 di estendere il voto per corrispondenza anche alle elezioni cantonali (dal 2015) e comunali (dal 2016).
È noto infatti che proprio in occasione di votazioni ed elezioni, quando ancora non v’era la possibilità di votare per corrispondenza, i promotori di iniziative e referendum bene organizzati potevano raccogliere sul piano cantonale anche fino a 6-7'000 firme in un solo fine settimana grazie alle bancarelle posate all’entrata degli uffici di voto dei principali Comuni. In futuro questa possibilità - che dal 2005 era comunque già limitata - non esisterà più dal momento che all’incirca il 90% dei votanti vota ormai per corrispondenza. E per la democrazia diretta in Ticino ciò rappresenta un grosso problema, visto che ormai solo i sindacati, le grosse associazioni cantonali e due o tre grossi partiti dispongono delle risorse umane e finanziarie necessarie per esercitare con successo quei diritti che dovrebbero invece essere accessibili senza sforzi disumani e costi proibitivi a tutti i cittadini.
Per queste e altre motivazioni fondate, ma non è questa la sede adatta per ricordarle, in data 22 settembre 2014 con altri cofirmatari abbiamo depositato una iniziativa parlamentare generica (IG 563) con lo scopo di difendere e promuovere i diritti democratici diretti, dal titolo: Modifica degli art. 37, 42 e 85 della Costituzione cantonale (iniziativa popolare legislativa, Referendum facoltativo e Revisione parziale della Costituzione) - Più voce al popolo. Tale iniziativa è tuttora inevasa.
 
La specificità odierna: ulteriore ostacolo
Il comitato promotore dell’iniziativa popolare per l’introduzione del Referendum finanziario obbligatorio (RFO) nella Costituzione cantonale, sta organizzando il lavoro per la raccolta firme il cui inizio è previsto il prossimo 28 marzo. Tra gli importanti strumenti e i necessari canali di raccolta ci sono le tradizionali “bancarelle” da localizzare in luoghi e piazze particolarmente frequentate di diversi Comuni ticinesi. Come ben si sa il lavoro preparatorio prevede anche la richiesta formale ai Comuni di poter presenziare sul suolo pubblico.
 
Oltre alle difficoltà “strutturali” esposte nei paragrafi di cui sopra e oggetto dell’iniziativa pendente in Gran Consiglio (IG563), ve ne sono anche di quelle artificiosamente e assurdamente create da certi Comuni, forse allo scopo di rallentare, complicare, disincentivare la raccolta firme. E tutto questo nonostante che:
-   l’uso accresciuto del suolo pubblico nell’ambito di un’iniziativa popolare gode della protezione dell’art. 34 Cost. e dell’art. 82 lett. c) LTF (DTF 97 I 893 consid. 2 pag. 895);
-   secondo costante giurisprudenza, il privato che chiede di utilizzare il suolo pubblico per poter esercitare i diritti fondamentali che gli sono garantiti dalla Costituzione dispone di un “diritto condizionale” all’ottenimento di una simile autorizzazione (STF 127 I 164; STA 52.2004.275 del 18 dicembre 2006 in re G. e riferimenti dottrinali ivi citati). Ciò significa concretamente che un eventuale diniego può essergli opposto soltanto se fondato su di una valida base legale, se sussistono interessi pubblici o privati preminenti o se il provvedimento rispetta il principio della proporzionalità (STF I 164; Rhinow, Grunzüge des Schweizerischen Verfassungsrechts, n. 1432).
 
Ci risulta infatti che almeno una decina di ricorsi o reclami presentati da promotori di iniziative popolari contro decisioni comunali che ostacolavano la raccolta di firme siano stati accolti negli ultimi 12 anni (di cui almeno 7 negli ultimi 5 anni), a dimostrazione del fatto che il deplorevole fenomeno è piuttosto diffuso. Questi ricorsi o reclami concernevano decisioni prese nei Comuni di Losone, Muralto, Lugano (2), Cadenazzo, Brissago, Giubiasco, Bellinzona (3!), e sono tutti pubblicati sul sito: http://ilguastafeste.ch/preparativi_per_iniziative_popolari.pdf.
 
L’ultimo esempio di “maltrattamento” del sacrosanto diritto costituzionale di raccogliere firme lo si è registrato proprio negli scorsi giorni, quando il Comune di Bellinzona, per il tramite della Polizia comunale, ha seccamente respinto la richiesta del comitato promotore dell’iniziativa costituzionale per il Referendum finanziario obbligatorio di raccogliere firme in Piazza Collegiata dal 29 marzo al 26 maggio. Alla richiesta di autorizzazione la Polizia comunale si è limitata a rispondere “la stessa non può essere accordata”, senza aggiungere alcuna motivazione. Nel frattempo i promotori hanno presentato un reclamo al Municipio e qualora la risposta dovesse essere negativa si renderà necessario inoltrare un ricorso al Consiglio di Stato.
 
Va da sé che questo procedere burocratico fa perdere tempo ai promotori di iniziative popolari, complica l’organizzazione e genera costi aggiuntivi anche a carico dello Stato, che deve poi evadere i ricorsi dando ragione in almeno il 90% dei casi ai ricorrenti.
 
Non sviluppiamo in questa sede la tematica specifica, che avrà il suo normale corso nelle sedi preposte, ma riteniamo legittimo, di interesse generale e quale misura preventiva per situazioni analoghe future chiedere al Consiglio di Stato e per esso al Dipartimento delle istituzioni:
-   come intende garantire, tutelare, favorire e facilitare operativamente i diritti democratici di cui sopra, viste le difficoltà riassunte e che appaiono più spesso di ciò che si pensa.
-   Se ci sono direttive precise e sono definiti correttamente e separatamente i ruoli tra chi valuta e chi decide.
-   Se intende dare nuove direttive più precise ai Comuni quanto all’applicazione delle leggi che reggono l’esercizio dei diritti fondamentali.
-   Se non ritiene di controllare direttamente le richieste di concessioni per la raccolta firme onde evitare crasse disparità di trattamento, lungaggini, costi eccessivi a sfavore dei promotori tra iniziative popolari.
-   Se intende risarcire i costi procedurali e legali a carico dei promotori quando le decisioni comunali sono errate.
 
Siamo certi che un chiarimento, e soprattutto quanto vorrà fare per la garanzia dell’applicazione del diritto da parte del Governo, sarà cosa giusta e gradita a molti cittadini e alla società civile.
 


Pubblicato il 07.02.2017 08:42

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