Atti parlamentari
Dare per avere? | DFE
Interrogazione del 24 agosto 2016
La domanda è semplice: l’economia sussidiata o aiutata è sana? Ossia che rapporto, strettamente finanziario, c’è tra quello che lo Stato dà in soldi e quello che riceve indietro in termini di imposte dai vari settori economici?
 
Sappiamo tutti che da un’azienda solida, non solo il mercato, ma perfino la politica, si aspettano degli utili. Utili che sono sinonimo di successo e che sono la base per imporre fiscalmente l’azienda e produrre gettito.
Oltre il 70% delle uscite del Cantone, ma suppergiù è così ovunque, sono spese di ridistribuzione/aiuto: diretti (sussidi a privati, aziende o a enti, assicurazioni sociali, aiuti vari, promozioni) o indiretti (investimenti, lavori, progetti, esenzioni fiscali, interessi passivi). Fino a 20 anni fa erano meno del 50%. Una porzione di questo volume viene immessa direttamente in forme diverse nei settori economici.
In un periodo in cui si parlerà di simmetria di sacrifici, di rinunce reciproche per sostenere la manovra di correzione del P 2017 e seguenti, sarebbe interessante disporre di qualche dato che illustrasse alcune dinamiche del “dare per avere” dello Stato in economia. In altre parole, capire il rapporto tra ciò che è ridistribuito all’economia e ciò che questo genera poi direttamente in termini di gettito fiscale.
L’obiettivo è conoscere l’input in franchi dati dal Cantone a un settore economico e l’ammontare dell’out put in gettito di imposte dello stesso settore. Per capirci, ad esempio il settore dell’edilizia, dell’agricoltura, dell’albergheria, dell’industria ecc. riceve: sussidi, esenzioni fiscali, lavori, investimenti e altro per un tot di franchi all’anno dal Cantone e produce un tot di franchi di gettito di imposte all’anno. Questo rapporto, se calcolato correttamente, potrebbe darci una lettura interessante: tra la solidità del settore economico e l’aiuto che riceve; meglio ancora se osservato su un’evoluzione di tempo ragionevole.
Senza inventare nulla e per facilitare il lavoro di raccolta dati e di elaborazione fiscale, si potrebbe prendere l’elenco dei settori economici ufficiali della SECO, così come lo troviamo nei vari annuali statistici, e procedere con questa verifica.
Ammesso e concesso che la relazione tra input di soldi pubblici e output di imposte delle imprese non necessariamente è l’unico criterio per capire se lo Stato spende in modo efficacie ed efficiente nel settore dell’economia; è tuttavia un primo passo per avere degli ordini di grandezza settoriali che possono poi farci riflettere se, come e quando continuare a intervenire o abbandonare; rispettivamente, eventualmente sgravare fiscalmente.
L’analisi di cui sopra, limitata al livello cantonale (esclusi comuni, confederazione e parapubblico) ci dovrà dare 4 categorie di settori economici con il loro rapporto tra input e output: i settori in cui seminando aiuti (sussidi/esenzioni/lavori pubblici e investimenti) cresce il gettito fiscale; i settori che invece assorbono aiuti senza generare gettito, e ancora i settori che non sono aiutati ma che generano gettito e, per finire, quelli non aiutati e che non generano gettito.
 


Pubblicato il 24.08.2016 08:30

NOVITÀ

09.04.2018 - Sergio Morisoli

La politica estera non interessa ne al Governo ne al Parlamento - Seduta GC 9 aprile 2018

Il Gran Consiglio passa pomeriggi interi a dibattere di temi minori, soprattutto se c’è qualche manciata di migliaia di franchi da dare a qualcuno. Oggi a tema c’era il voto s...

04.05.2018 - AL

Pacchetto sgravi fiscali

4 maggio 2018: AL e UDC propongono 11 iniziative parlamentari per ridurre la pressione fiscale sul ceto medio.  Eccole ...

13.05.2018 - AL

10 giugno 2 volte NO

Per le votazioni federali del prossimo 10 di giugno AreaLiberale raccomanda di votare due volte NO.     Iniziativa Moneta intera      ...