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Meglio i tribunali o i parlamenti?
Basta una piccola constatazione per capire lo spirito statalista che dilaga in tutte le forze politiche di sinistra e di destra nelle società occidentali, compresa la Svizzera ed il Ticino. Quando c’è un problema, oggi si grida che la politica non fa abbastanza e che il Parlamento dovrebbe emanare una nuova legge. Si può ancora parlare di diritto se ogni colpo di vento rischia di modificare le leggi che tutti siamo in teoria chiamati a conoscere, per poterle rispettare? Per questo, serve una legge. Per quello, un’altra legge. Di queste dinamiche è colpevole solo la sinistra, o gli statalisti di tutti i partiti che chiedono a gran voce più Stato, e pertanto meno libertà?
Lo statalismo di oggi, che colpisce anche il nostro Gran Consiglio cantonale, non danneggia solo i contribuenti che effettivamente pagano le imposte (sono 3/4 dei 200mila contribuenti in Ticino, 50mila invece non pagano nulla e molti ricevono sussidi), ma tutti i cittadini a causa della confusione legislativa che continua ad accumularsi. Normalmente, i genitori insegnano ai propri figli le buone regole di convivenza sociale e rispetto del prossimo. Poi, quando questi crescono scoprono che le leggi che li governano seguono ben altre logiche. Otto von Bismarck diceva non a torto che i cittadini farebbero meglio a non sapere come i macellai producono le salsicce e i parlamentari le leggi. Poiché le leggi statali sono varate da Parlamenti, e all’interno di questi vale la regola della maggioranza numerica nonché dello scambio di voti per far passare indisturbati le norme particolari a favore dei propri elettori, dopo ogni elezione il rischio è grande che le nuove maggioranze e coalizioni cerchino di modificare a loro vantaggio le leggi più interessanti. In nome di una immediata certezza al grido di “facciamo ordine e chiarezza”, le regole del gioco sociale diventano sempre più complesse, instabili e a lungo termine insicure. D’altra parte, quando un parlamentare vota pensa a questioni di principio o tutt’al più a qualche caso ipotetico, ma non può materialmente sapere chi verrà esattamente colpito e in che modo dalla legge che sta per partorire. Il fallimento della LIA in Ticino basta come esempio.
Si confronti questa dinamica con quanto avviene davanti ad un giudice. Pure questi decide le sorti di altre persone. Ma prima di tutto è stato chiamato in causa, anziché intromettersi senza richiesta negli affari altrui. E soprattutto si esprime su di un caso concreto, anziché su norme generali astratte. Il lento lavoro dei tribunali accumula, sentenza dopo sentenza, un corpo coerente di regole: la giurisprudenza, sulla quale giudici futuri di principio costruiranno le prossime sentenze in un nuovo caso concreto. Il vero diritto è pertanto scoperto nei tribunali anziché prodotto nei Parlamenti, così è stato nei secoli prima della nascita dell’illusione statalista. Il primo è lento, incerto nell’immediato, ma crea regole coerenti e stabili nel tempo. La legislazione invece così come rapidamente viene rapidamente va, e crea nei decenni incertezza. Peggio ancora, anziché cancellare leggi fuori posto, i parlamentari ne aggiungono di altre, con la felicità dei burocrati e di qualche loro elettore, ma a danno del comune vivere civile. Riflettiamoci. La sinistra in Gran Consiglio pesa poco, lo statalismo selvaggio lo causano ben altri.
 
Paolo Pamini
AreaLiberale e Istituto Liberale


Pubblicato il 13.04.2017 13:35

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