Articoli
Danneggiamo i cittadini: bandiamo le droghe
Gli effetti perversi della proibizione degli stupefacenti
Il fil rouge della politica liberale è chiaramente la libertà e la minor coercizione possibile. Talvolta è difficile trovare delle evidenze empiriche a sostegno di questa visione, che per un liberale assurge quasi a fede. Un caso concreto è il problema, sempre che lo sia, delle droghe. Benché il liberale spontaneamente tenderebbe a ridurre la regolamentazione, gli argomenti a suo favore sono pochi e spesso deboli. Nel presente articolo invece cercheremo proprio di distruggere tutti quegli argomenti in sostegno della proibizione delle droghe, siano esse pesanti o leggere (distinzione peraltro inutile e tipica della mentalità regolamentatrice e costruttivista), e addirittura metteremo in risalto gli effetti nefasti che proprio la proibizione ha generato in questi ultimi decenni. La questione fondamentale non è assolutamente morale, sul fatto cioè se le droghe siano cosa buona o no. La domanda basilare che dovremmo porci affrontando questo tema, ma che la maggior parte dei politici brillantemente evita, è quale delle possibili politiche a nostra disposizione crei le minori distorsioni. A scanso di equivoci, sconsiglio vivamente ai lettori l’uso di sostanze stupefacenti, ma questo come vedremo non ci porterà al loro bando.
 
Qualche dato sulla situazione svizzera.
 
Per entrare in tema qualche cifra sulla situazione svizzera potrebbe esserci d’aiuto. Probabilmente, in termini relativi quella italiana non dovrebbe scostarsi di molto. I casi di dipendenza da eroina o cocaina si sommano a circa 30’-40'000. A titolo di paragone, si pensi che gli alcoolisti sono 300'000, e che i cittadini dipendenti da nicotina circa 1'700'000. Annualmente, per consumo di cannabis, si aprono 25'000 casi giudiziari. I costi per lo Stato (inteso nelle sue tre componenti federative) ammontano a 700 mio. di franchi, composti dalle spese giudiziarie contro spacciatori e consumatori, dalle misure terapeutiche e dai costi indiretti delle malattie o della morte del dipendente.
Sempre d’attualità è l’incremento del consumo di cocaina, registrabile soprattutto nelle alte fasce della società e nel mondo economico, legato alla sempre maggiore pressione sui rendimenti, ma in parte anche a nuovi modelli di società e di ricerca del piacere. Come prima considerazione contrastante con le visioni abituali dovremmo dunque notare che una buona fetta dei consumatori di droghe cosiddette pesanti sono persone con alti rendimenti sul mondo del lavoro e perfettamente integrate nella società.
 
Gli effetti diretti.
 
Ma che cosa causa la proibizione di queste sostanze nel loro mercato? Gli effetti sono molti e si sommano. Pensiamo dapprima all’offerta di droga. Lo smercio diventa più difficile e costoso, da una parte perché bisogna nascondersi dalla polizia, dall’altra perché nel caso di cattura si rischiano delle perdite, per lo spacciatore anche finanziarie. È naturale che i venditori di droga tenderanno ad aumentare il prezzo, per controbilanciare questi rischi maggiori.
Dal punto di vista del consumatore, anche qui abbiamo dei maggiori rischi. Bandito per legge il consumo, si può capire che per certe persone questo diventi socialmente negativo. La domanda si riduce. I due effetti, uno sull’offerta, l’altro sulla domanda di droghe, portano a una riduzione della quantità commercializzata e ad un aumento del prezzo. Queste dinamiche si possono riscontrare, in effetti, nella realtà.
 
Gli effetti indiretti.
 
La proibizione tuttavia, proprio attraverso l’aumento dei prezzi e al perseguimento penale, causa altri effetti ben più negativi. Saranno proprio questi effetti secondari a portarci alla conclusione di quanti danni abbiano portato le politiche repressive negli stati occidentali.
Tutti associamo il traffico di droga con fenomeni di manifesta violenza. Basterebbe spulciare i rapporti della omicidi di qualsiasi città per accorgersi di quanti casi siano legati al traffico di droga. Tra questi dovremmo inoltre contare le vittime delle guerre dei cartelli anche in quegli stati che non hanno adottato in prima persona le politiche repressive. Proprio perché il mercato degli stupefacenti diventa illegale e pericoloso, solo delle grosse organizzazioni possono prendere il sopravvento, a scapito di singoli spacciatori indipendenti. In un mercato illegale, infatti, solo chi ha i necessari contatti (anche politici e nelle forze dell'ordine) può mantenere la propria posizione. La proibizione genera automaticamente degli oligopoli, che spiegano il già osservato aumento di prezzi. Le associazioni criminali, ben radicate in questo mercato perché dispongono delle necessarie infrastrutture, riescono a guadagnare delle rendite di monopolio, cosa confermata nella pratica (si confronti il prezzo indicativo della cocaina, 60 fr./g, con quello di produzione, 5 fr./g). Questi utili mostruosi le aiutano a finanziarsi e a mantenere le proprie posizioni dominanti.
È stupefacente scoprire quante analogie la nostra discussione abbia con la storia del Proibizionismo americano degli anni ’20. Anche qui, una volta introdotte le leggi repressive, si sviluppò una forte industria criminale, in grado di guadagnare forti rendite monopolistiche che confluivano in parte ai politici e forze dell’ordine come corruzione. Non fu un caso, infatti, che proprio chi dell’illegale commercio viveva si oppose in maniera decisa all’abolizione del Proibizionismo. Oggi il mercato dell’alcool americano è di nuovo in mano a piccoli negozianti in concorrenza tra loro. I consumi non sono cambiati significativamente durante questo periodo, il che ben sottolinea il fallimento di quella politica repressiva. Da una parte fallita nella riduzione dei consumi, dall’altra colpevole dell’aumento di criminalità, violenza e corruzione.
I costi della proibizione, che i cittadini sono in un modo o nell’altro obbligati a pagare (siano essi consumatori che pagano ora prezzi maggiori, siano essi normali cittadini esposti a un rischio maggiore di violenza), non si limitano agli aspetti sopraelencati. La repressione implica un aumento delle spese nelle forze dell’ordine, che sono generalmente pagate dai contribuenti. Per i consumatori di droghe paradossalmente si aggiunge un altro aspetto negativo: la peggiore qualità degli stupefacenti.
I casi di overdose, spesso legati al taglio esagerato delle dosi, aumentano in un mercato illegale. Venendo meno il ruolo dello Stato come garante di contratti privati, non è possibile per un consumatore denunciare lo spacciatore per la cattiva qualità della dose. La realtà dei fatti conferma che quest’ultimo, come razionalmente prevedibile, sfrutta a proprio vantaggio questa possibilità.
L’aumento vertiginoso dei prezzi porta con sé altre conseguenze. È risaputo che molte drogate si prostituiscono per guadagnare il denaro necessario. Chi non lo fa spesso ruba. La criminalità aumenta dunque per due motivi: da una parte c’è chi difende il proprio monopolio, dall’altra i consumatori stessi diventano criminali. Si calcola che un aumento del 10% nei prezzi provochi un aumento del 5% della piccola criminalità.
Uno degli effetti molto interessanti della proibizione, che possiamo comprendere solo con gli strumenti della teoria economica, è l’adattamento dei consumi di altre sostanze. La proibizione, si direbbe paradossalmente, non riduce tanto il consumo di droghe, quanto piuttosto quello di alcool e altre sostanze minori. A causa della sua dipendenza, il drogato non reagisce molto a cambiamenti di prezzo (economicamente si parla di domanda anelastica). Le maggiori spese cui si trova a far fronte vengono quindi compensate con una riduzione dei consumi in quelle sostanze dove egli è meno dipendente, tipicamente le varie forme di alcool e di stupefacenti minori.
Ma l’effetto più interessante di tutti, che normalmente mai nessuno commenta, è l’aumento della diffusione di malattie come l’HIV anche tra persone non drogate. Per capire come si possa arrivare a tanto partiamo ancora una volta dall’aumento vertiginoso dei prezzi. Diventata la droga così cara, si cercano automaticamente tecniche di assunzione più efficienti. Anziché assumerla fumandola o mangiandola, si preferisce la via per endovena. L’uso massiccio delle siringhe, infatti, è storicamente legato all’aumento dei prezzi, legato a sua volta alla proibizione. Ma proprio l’utilizzo delle siringhe porta con sé il rischio di contagio del HIV, che tramite rapporti sessuali può passarsi anche a chi con la droga non ha mai avuto niente a che fare. Questo caso, seppur nella sua drammaticità, è esemplare di quanto una politica possa avere degli effetti in campi che non hanno assolutamente niente a che fare con quello della diretta applicazione.
Un altro caso di cosiddetto spillover sono le guerre nei paesi sudamericani e la corruzione dilagante che là si registra, finanziata dalle associazioni criminali americane che possono disporre di tutti quei mezzi solo grazie al loro mercato monopolistico degli stupefacenti. Se gli americani veramente volessero debellare la corruzione in America meridionale, farebbero bene a liberalizzare tutte le droghe.
 
Conclusione
 
Il caso della droga porta con sé troppe analogie con quello del Proibizionismo degli anni ’20 per passare inosservato. L’esperienza di quegli anni, anch’essa motivata con argomentazioni che ritroviamo uno a uno nei dibattiti sugli stupefacenti, ci insegna quanto poco i consumi veramente diminuiscano, tuttavia a costi sociali esorbitanti (criminalità, prostituzione, diffusione di malattie, corruzione). In questo articolo abbiamo evitato volontariamente argomentazioni di carattere morale, per soffermarci piuttosto sulle dinamiche che la proibizione scatena. Moralmente rimane tuttavia per un liberale sempre dubbia l’affermazione, che un burocrate o un politico sappia meglio di me che cosa sia buono per la mia salute.
 
Un interessante studio (in inglese) sulla proibizione delle droghe è: Jeffrey A. Miron, Jeffrey Zwiebel (1995); The Economic Case Against Drug Prohibition; Journal of Economic Perspectives, Number 4 – Fall 1995, pages 175-192.
 


Pubblicato il 07.05.2017 13:32

NOVITÀ

09.04.2018 - Sergio Morisoli

La politica estera non interessa ne al Governo ne al Parlamento - Seduta GC 9 aprile 2018

Il Gran Consiglio passa pomeriggi interi a dibattere di temi minori, soprattutto se c’è qualche manciata di migliaia di franchi da dare a qualcuno. Oggi a tema c’era il voto s...

04.05.2018 - AL

Pacchetto sgravi fiscali

4 maggio 2018: AL e UDC propongono 11 iniziative parlamentari per ridurre la pressione fiscale sul ceto medio.  Eccole ...

13.05.2018 - AL

10 giugno 2 volte NO

Per le votazioni federali del prossimo 10 di giugno AreaLiberale raccomanda di votare due volte NO.     Iniziativa Moneta intera      ...