Articoli
Civica e docenti, è ora di vederci chiaro
Garantire la civica e tutelare i docenti che la vogliono
Non giriamo intorno alla torta, la questione è estremamente semplice: nella scuola ticinese va garantito alle ragazze e ai ragazzi l’insegnamento della civica? Il 24 settembre le cittadine ed i cittadini ticinesi ce lo diranno.
Naturalmente, già oggi in qualche classe la civica viene insegnata, ci mancherebbe. Tuttavia, malgrado il Regolamento sulla scuola lo imponga, ciò non è purtroppo la regola. Uno studio della SUPSI del 2012, disponibile sul sito www.lacivicainticino.ch, ha svelato nei giovani ticinesi una diffusa ignoranza del funzionamento delle istituzioni svizzere, compresa la democrazia semidiretta. Proponendo di dare una nota scolastica all’insegnamento della civica, sul tavolo c’è l’idea di assicurarsi che i sovrani di questo Paese sappiano come funzionano gli strumenti di potere politico che utilizzano personalmente più volte l’anno. Esattamente come la scuola guida, che non forma buoni conducenti bensì persone che conoscano il funzionamento di un’autovettura e le regole della strada. Verificate con un test. Altrimenti perché lo facciamo con i naturalizzandi?
La resistenza è molto agguerrita, come documentato su www.cittadinanza.ch, il sito degli oppositori. Personalità della sinistra cantonale, sindacati e associazioni di docenti (in particolare di storia) si battono violentemente contro la proposta di introdurre una nota separata per valutare le conoscenze di civica degli allievi ticinesi. Il peso dei loro interessi elettorali (manca un anno e mezzo alle Cantonali ’19) è riuscito a destabilizzare pure PS, PPD e PLRT, che in Parlamento avevano sostenuto con ben 70 voti su 90 la modifica di legge. La scusa per i voltafaccia è ora aver comunque chiesto l’attuale vaglio popolare. C’è da chiedersi cosa si sarebbe implementato senza votazione. Purtroppo, il moralismo a senso unico degli oppositori va, anche questa volta, lungo. Si lamenta l’assenza di mezzi didattici, allorquando il capo del DECS, Manuele Bertoli, nella seduta di Gran Consiglio del 29 maggio scorso confermò la volontà di mettere a disposizione un testo di riferimento per quanto riguarda l’istruzione civica in senso stretto, non so se sarà il libro di Eros Ratti o un altro testo. Oppure si parla di sfasciare il programma di storia della scuola media, nella quale oggi l’insegnamento della civica è integrato, benché in caso di un sì il 24 settembre alla civica verranno dedicate esattamente le stesse 72 ore già oggi previste dall’articolo 23a capoverso 2 del Regolamento sulla Scuola media, solo scorporate e con nota. Inoltre, saranno verosimilmente i docenti di storia a continuare ad insegnare la civica. Pertanto, chi di loro a gran voce lamenta che non si insegna civica in 72 ore, confessa implicitamente di rubare oggi tempo alla civica per invece parlare di storia, con la nota scusa che non si può comprendere la prima senza la seconda. Fa inoltre riflettere sentire i docenti di storia dire che l’insegnamento della civica sarà nozionistico. Nessuna disposizione lo prevede. La recente proposta di Manuele Bertoli di insegnare educazione sessuale negli asili non sarà sicuramente fatta in modo nozionistico; la civica invece sì solo perché valutata con nota?
Molto grave, visto che arriva da esponenti della scuola che dovrebbero far propria la capacità di sviluppare argomenti oggettivi, è pure il fatto che il fronte dei no cerchi di spostare il dibattito su personalismi, per esempio battezzando con disprezzo la proposta come “Lex Siccardi” (il primo firmatario dell’iniziativa popolare del 2013). Orbene, furono invece proprio i Giovani Liberali Radicali Ticinesi a lanciare nel 2000 un’iniziativa simile chiamata “Riscopriamo la civica nelle scuole”, ritirata nel 2001 a seguito del sostegno del Gran Consiglio e della promessa che si sarebbe introdotto l’insegnamento. Cosa platealmente smentita dallo studio SUPSI del 2012. Chiedere il voto popolare ora non è pertanto un caso.
La sensazione di chi scrive è che sia ormai chiaro a tutti quanto in Ticino l’insegnamento della civica sia lasciato alla sensibilità del singolo docente, e che molti di questi sentano lesa la propria maestà se cittadini di vari fronti politici dicono che è ora di tirarsi insieme. Peggio ancora, vi è il fondato sospetto che nel corpo docenti stesso si faccia pressione affinché chi la pensa diversamente si guardi bene dal dirlo in pubblico, tant’è vero che sui media si sono espressi a favore della civica per lo più docenti pensionati. Dalle statistiche sappiamo che nell’Amministrazione cantonale vi sono assenze per malattia doppie rispetto alle medie svizzere, secondo voci di corridoio pure sintomo di un ambiente lavorativo teso. Se questo morbo sta colpendo anche il mondo della scuola, forse è tempo di vederci chiaro e proteggere quei docenti che con impegno fanno liberamente il proprio lavoro.
 
Paolo Pamini
Granconsigliere di AreaLiberale


Pubblicato il 14.09.2017 11:09

NOVITÀ

09.04.2018 - Sergio Morisoli

La politica estera non interessa ne al Governo ne al Parlamento - Seduta GC 9 aprile 2018

Il Gran Consiglio passa pomeriggi interi a dibattere di temi minori, soprattutto se c’è qualche manciata di migliaia di franchi da dare a qualcuno. Oggi a tema c’era il voto s...

04.05.2018 - AL

Pacchetto sgravi fiscali

4 maggio 2018: AL e UDC propongono 11 iniziative parlamentari per ridurre la pressione fiscale sul ceto medio.  Eccole ...

13.05.2018 - AL

10 giugno 2 volte NO

Per le votazioni federali del prossimo 10 di giugno AreaLiberale raccomanda di votare due volte NO.     Iniziativa Moneta intera      ...